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Filippo Parisi, e questo già si era capito. Il nick che sempre ho avuto su internet sin dal lontano 1990 -ossia agli albori della rete- è LUPO, in omaggio ai due miti della mia giovinezza. Uno letterario, Il Lupo della steppa di Herman Hesse ed un altro anch'esso di elevato spessore, checchè se ne possa pensare: il mitico Lupo Alberto di Silver.

 

Classe 1962, quindi non più ragazzino ma più passa il tempo e più mi sento entusiasta, pur con la capacità di scegliere i miei amori dopo una accurata cernita, differentemente da quanto accadeva anni fa, quando mi buttavo a capofitto su tutto ciò che -forse e sottolineo forse- mi poteva interessare.

 

Se devo confidarvi un segreto, da qualche tempo mi sento ancora più giovane e soddisfatto. Certamente merito dei miei due splendidi figlioletti, Davide e Cristiano i quali ormai stanno per diventare uomini.

 

Esaurita questa parte della presentazione, non saprei che altro dire, ma se ci penso qualcos'altro da aggiungere ci sarà. Premetto che lascerò perdere la passione per l'Alta fedeltà, e quella dirompente per le moto. Basta, non aggiungo altro...

 

Ecco, sì. Ho lavorato per tanti tanti anni nel mondo dell'informatica, presso IBM, sia in Italia che in Spagna, precisamente a Bilbao (splendida città del Paese Basco). Sono appassionato di fotografia,e di musica jazz, e qui entriamo nel vivo di questo spazio. Per chi dovesse essere interessato più ai miei pensieri, ai miei trascorsi, alle mie meditazioni elucubrativi ed alle inevitabili seghe mentali che tutti noi espletiamo quando parliamo ad esempio di politica, o di sesso, o di qualsiasi altra cosa, c'è il link al mio blog che potrà soddisfare in parte questo -insano invero- desiderio.

 

La Fotografia: Ho iniziato tanto tanto tempo fa, avrò avuto circa 13-14 anni quando presi in mano la mia prima reflex: una Voigtlander che conservo tutt'ora, perfettamente funzionante. Sono passato attraverso varie generazioni e livelli di Olympus, la OM-10, la OM-2 e la OM-1 per approdare, verso i primi degli anni '90, alla Nikon FM2 new, che mi ha accompagnato per tanti anni, migliaia e migliaia di scatti, altrettante diapositve e bianco e nero per il quale mi ero ricavato la classica camera oscura del fotoamatore di allora, con un ingranditore Meopta, bacinellie solventi, borracce e taniche, pinze, corde, timer e l'immancabile luce rossa.

 

A seguito dell'avanzare dell'età sono iniziati i problemi alla vista e per quelli, ahimè, non c'è rimedio; ho provato a cambiare vetrini, mirini con diottrie di ogni genere ma nulla. La presbiopia non ti dà scampo, sopratutto se hai deciso, incurante della nascita dell'autofocus, di continuare a scattare con la FM2n, rigorosamente manuale, e con obiettivi privi di AF. Ecco quindi che per un paio d'anni il bagagliao della mia auto -che sino allora aveva sempre ospitato la mia borsa Nikon completa di fotocamera, un 28, un 35 un 50, un 135, un 70-210, un 400, moltiplicatori, duplicatori, filtri, flashes Metz ed ogni altro genere di accessorio- rimase desolatamente vuoto.

 

Nel frattempo andai in Spagna per la mia splendida esperienza lavorativa all'estero e durante una vacanze nella meravigliosa Lanzarote (isole Canarie) acquistai, quasi casualmente, una Canon Powershot A40, una compatta discretuccia per i tempi. Il virus della fotografia mi colpì di nuovo. Rimasi stupefatto dalla qualità dell'immagine, che sino ad allora avevo snobbato credendo che l'argento non potesse essere sostituito da pixel, sensori e processori (pur vivendo in un ambiento lavorativo sempre rivolto all'innovazione, rimango un conservatore...sinchè non mi...modernizzo). Mi impressionò anche la possibilità del digitale di avere lo scatto subito pronto, da visionare immediatamente e pronto da stampare...tanto che mi decisi e, memore del peso della citata borsa Nikon, optai per una compatta -anche se di lusso- ed acquistai a Bilbao una Nikon Coolpix5700 che, appena uscita nel 2002, mi costò la bellezza di 1.300 €uro.

 

Capii subito che la fotografia si sarebbe spostata verso una direttrice simile a quella percorsa dagli elaboratori elettronici e non vi è dubbio che così fu. La mia Coolpix mi regalò di nuovo l'emozione per la fotografia senza rendermi schiavo degli automatismi tipici delle compatte di fascia bassa, anche se il ritardo nello scatto sovente mi innervosiva. Anche il mirino elettronico non era certo paragonabile a quello delle reflex e certamente salire con gli ISO era vivamente sconsigliato. Però faceva già i video (mai fatto uno! Per quello avevo -ed ho- l'Handycam MiniDV).

 

Ultimamente la compatta mi stava stretta e la usavo sempre meno, sinchè dovetti portarla in assistenza (dove tutt'ora si trova). Ancora qualche mese di stasi dalla fotografia, piacevolmente riempito dall'incontro con la mia Silvia di cui avrete forse già letto ed ecco che, parallelamente al riaccendersi di varie fiamme vitali della mia vita, rinasce la voglia di fotografia e mi decido per il grande passo: la reflex digitale.

 

Abbandono Nikon che mi aveva accompagnato per quasi un ventennio e vado su Canon. Non chiedetemi perchè. Le mie ottiche Nikon, tutte AI, non potevano funzionare con l'AF del digitale quindi non avrei potuto sfruttarle in ogni caso e, studiati un pò i due sistemi, le offerte di corpi e sopratutto di obiettivi, optai per Canon.

 

E...qui ricomincia l'avventura. Arriva la EOS 450D con il 18-55 IS a cui segue il 55-250 IS. Credo di averci fatto non più di 200 scatti. L'abitudine a risultati di ben altro livello in analogico e l'indubbia conoscenza del mezzo tecnico (i manuali li leggo sempre così come i libri di fotografia) identificarono immediatamente nella scarsa qualità ottica dei suddetti la mia insoddisfazione verso i risultati ottenuti e sopratutto ottenibili. Ecco quindi arrivare il Tamron 17-50 2.8 con il quale, di colpo, la musica cambia, ma nel frattempo la voglia cresce e Peter Pan prende di nuovo il sopravvento. Arrivano obiettivi, zoom, macro, flash, treppiedi e tutto ciò che già so mi interessa. Sinchè un bel giorno decido di passare ad un corpo semipro e decido per la EOS 50D. Breve conciliabolo con la mia compagna, Silvia, e decidiamo di non vendere la 450D che terrà lei insieme al Tammy. Che bello.

 

Attualmente dispongo quindi di una discreta attrezzattura che, nel caso in cui vi interessasse conoscere, potrete vedere elencata qui.

 

 

Jazz: Amore nato tardivamente, per quella che è l'età tipica nella quale il musicista inizi. Avevo 18 anni suonati quando quasi per caso iniziai ad ascoltare vecchi 78 giri con incisioni di Louis Armstrong, Duke Ellington, Benny Goodman. E di colpo, ascoltando quest'ultimo, nacque in me un'amore pazzesco verso il suono legnoso e raffinato al tempo stesso di quello sconosciuto strumento: il clarinetto. Il suono misterosioso e pieno nel registro grave, la frenetica agilità del registro medio ed il suono penetrante degli acuti mi avvolgono in un sogno. Anche quella musica, lo swing, mai ascoltata prima, mi mette addosso una voglia di danzare e volare mai provata. Sesso a parte, naturalmente...
 
 
E quindi, con la follia che contraddistingue ognuno di noi, anche se chiaramente ognuno per ragioni diverse, mi trovai ad acquistare il mio primo clarinetto, come normalmente si compera una chitarra....devo dire che anche il negoziante dovette pensare che fossi un pò tonto. Ben presto mi resi conto che mai sarei riuscito a suonare tale strumento come si fa, appunto, con una chitarra (ossia con qualche amico che ti aiuta ed andando ad orecchio). Anche perchè....volevo di più. Andai quindi da un ex clarinettista, avanti con gli anni, che offriva lezioni private e mi misi di buzzobuono, con una caparbietà notevole. Imparai il solfeggio, sostenni anche gli esami al conservatorio, addirittura presi il diploma.
 
 
Era tutto entusiasmante e la musica doveva in qualche modo essere penetratata nei miei globuli, forse i bianchi visto che sono quelli delle infezioni. A proposito, nel frattempo...studiavo medicina.
 
 
Ma non divaghiamo. L'ascolto e l'amore verso il jazz mi portarono, com'è ovvio, ad attuare una sorta di evoluzione musicofila e musicologica. Lo swing venne presto sostituito dal be-bop e poi dal cool jazz ed a seguire dall'hard-bop. Benny Goodman venne via via soppiantato nei miei ascolti da Lester Young, Coleman Hawkins, Sidney Bechet, Clifford Brow, Thelonious Monk, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Ron Carter, Chet Baker, Charlie Parker, John Coltrane, Dexter Gordon, Hank Mobley, Sonny Rollins.
 
 
Tutta un'altra storia. E...leggendo si scorrono molti sassofonisti. Per chi non lo sapesse, la tecnica strumentale del sassofono è estremamente simile a quella del clarinetto. Si può anche dire che il sassofono è relativazmente più semplice del clarinetto da suonare (non vi tedierò con il perchè). Ecco quindi che il suono del clarinetto non mi basta più. Il jazz è in buona parte rappresentato da un sassofono, sia visivamente che a livello sonoro. Questo strumento così particolare, un'ottone che però è un'ancia. Inventato da Adolphe Sax nel 1846 cambiò molto nella musica in generale ma sopratutto nel jazz. E cambiò molto anche nella mia vita.
 
 
Così come con il clarinetto avevo acquistato vari modelli, dal primo letteralmente in plastica, sino al terzo, il Buffet Crampon RC Prestige Bohem completo, costruito con il miglior ebano e certamente il miglior clarinetto che potessi acquistare, così con il sassofono iniziai con un Orsi per dirigermi quasi immediatamente al meglio del meglio. Era il 1985 ed acquistai il sassofono che ancora oggi suono e che probabilmente mi sopravvievrà: un sassofono tenore Selmer Super Action 80 Series I completanto dorato. Un gioiello. Non so se mai riuscirò a dominarlo, ma le soddisfazioni che mi ha dato in questi quasi 25 anni sono state enormi. Ho avuto l'onore di suonare con moltissimi musicisti alcuni dei quali di riconosciuto spessore nazionale ed internazionale, americani compresi.
 
 
Anche nel campo della musica non mancano le opportunità per sviluppare l'innata indole di noi maschietti all'acquisto, all'accessorio, alla personalizzazione. Basti pensare a quanti bocchini (imboccature) ho cambiato sino a ritenermi soddisfatto: dal Pomarico in cristallo del clarinetto sino all'attuale Vandoren in ebano, dal primo Selmer C* in ebanite in dotazione al sassofono sino all'attuale Otto Link 7* in metallo. Steso discorso per le ance....
 
 
Anche per i miei....strumenti (ed accessori vari) potrete trovare l'elenco completo qui.
 
 
E adesso? beh, credo proprio di aver terminato e dubito che molti di voi leggeranno queste tante righe sino in fondo ma tant'è. Io le ho scritte. E come si dice, scripta manent.....
 
 
Buona luce e viva il jazz.